Il Tfr in busta paga conviene?

Tassazioni, interessi e reddito: alcune informazioni utili per fare la propria scelta

Un argomento che ha attirato l’attenzione durante l’inizio di questo 2015 e stimolato dibattiti e confronti è quello che riguarda il versamento della quota del Tfr, il Trattamento di Fine Rapporto. Il Tfr è una somma a cui ha diritto il lavoratore nel momento di risoluzione del contratto di lavoro da parte dell’azienda per cui ha prestato servizio, oppure in caso di licenziamento o dimissioni. Il Tfr corrisponde al 13,5% della retribuzione annua, una percentuale a cui va detratto lo 0, 50% per il contributo Inps.

Di norma il Tfr viene trattenuto dall’azienda per cui si lavora oppure versato su fondi pensione; la Legge di Stabilità 2015 ha introdotto però anche la possibilità di ricevere il 50% di questo trattamento sottoforma di quote mensili che andrebbero a incrementare mediamente del 4% il valore economico della busta paga. Dal 1 marzo i lavoratori privati interessati e con almeno sei mesi di anzianità possono sottoscrivere l’apposito modulo e richiedere il Tfr al datore di lavoro sotto forma di Quota integrativa della retribuzione (Quir). L’erogazione della quota in busta paga avverrà a partire dal mese seguente alla richiesta per tutte le aziende con meno di cinquanta dipendenti mentre per quelle con un numero di dipendenti maggiore avverrà dopo tre mesi. La decisione è irrevocabile e una volta richiesto il Quir lo si riceverà sino al 30 Giugno 2018,  scadenza del periodo di prova, o comunque fino al momento in cui durerà il rapporto di lavoro.

La domanda sorge spontanea: conviene convertire la metà del Tfr in Quir?

Il Tfr viene accantonato lordo, richiedendone una parte attraverso il Quir questa si cumulerà con il normale stipendio e verrà tassata ordinariamente dal 23% al 43%  in base al reddito percepito  e secondo gli scaglioni Irpef  e non ad aliquota separata del 23% come avviene per il TFR liquidato a fine rapporto; l’aumento del reddito imponibile ai fini fiscali potrebbe quindi far aumentare in qualche caso la tassazione che si va pagare sul modello 730. Il reddito percepito va inoltre ad incidere sull’ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente e principale strumento per accedere ad agevolazioni per servizi quali tasse universitarie, asili nido, bonus gas o luce e molto altro; si rischia quindi che per un incremento minimo in busta paga si rientri in una fascia economica con meno agevolazioni.

Scegliendo di farsi anticipare il Tfr in busta paga si perdono gli interessi e le valutazioni sul capitale accantonato che si avrebbero lasciandolo in azienda o ancora meglio sui fondi pensione dove si hanno interessi maggiori.

Per le retribuzioni annue superiori ai 24.000 lordi non è prevista l’integrazione del bonus Renzi di 80 euro con la quota di Tfr versata mensilmente in busta paga; per chi invece ha una retribuzione annua lorda di poco meno di 8.000 richiedendo il QUIR vedrà corrisposto anche il Bonus Renzi perché va a suprare la cifra degli 8.200 euro utili per averne diritto.

E’ solo quest’ultimo, quindi, l’aspetto positivo del Tfr in busta paga? Per scegliere la soluzione più conveniente è bene agire pensando al medio/ lungo termine nonché ragionare in base alle effettive esigenze personali. Và da se che il Quir è senza dubbio utile per tutti coloro che hanno bisogno di soldi nell’immediato, che hanno qualche debito o che hanno difficoltà a rivolgersi alle banche per prestiti.

Secondo La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro fino a 15mila euro avere il Tfr in busta paga o meno non fa grande differenza; l’aliquota separata del Tfr e quella ordinaria applicata al Quir secondo il primo scaglione Irpef è in entrambi i casi del 23%.

Più si sale di reddito però più tasse si pagano, e più si è giovani più si è penalizzati perché si rischia di arrivare a ricevere a fine rapporto di lavoro una liquidazione poco consistente e con pochi interessi, come sostiene anche Fiba, Federazione Italiana Bancari e Assicurativi “Il Tfr in busta paga non dà rendimento, mentre il mantenimento in azienda o in un fondo pensione fa sì che il Tfr si rivaluti anno per anno, cumulando rendimento su rendimento”.

Secondo Confesercenti solo due lavoratori su dieci sceglieranno il Tfr in busta paga.

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