La strategia UE per l’occupazione Le quattro tappe del semestre europeo e le direttive della Commissione Europea

La strategia Europa 2020 sottoscritta il 17 Giugno 2010 dalla Commissione Europea allo scopo di rilanciare l’economia, è giunta quasi a metà del suo corso.

L’obiettivo dell’UE è quello di diventare un’economia intelligente, sostenibile e solidale attraverso una serie di priorità che vogliono aiutare gli Stati membri a conseguire elevati livelli di occupazione, produttiva e coesione sociale.

La strategia per l’occupazione, introdotta nel 1992 dal trattato sull’Unione Europea e pietra miliare della politica del lavoro nei paesi membri, rientra nella stessa Strategia Europa 2020 e prevede entro quell’anno di portare al 75%  il tasso di occupazione della fascia tra i 20 e i 64 anni. L’obiettivo principale è quello di creare più posti di lavoro e impieghi più qualificati in tutta l’UE attraverso un processo annuale che promuove lo stretto coordinamento delle politiche tra gli stati membri e le istituzioni europee. Questo ciclo di coordinamento politico e economico conosciuto con il nome di semestre europeo prevede quattro punti:

1- gli  orientamenti per l’occupazione: qui confluiscono le priorità e gli obiettivi comuni per le politiche del lavoro proposti dalla Commissione e approvati dal Consiglio dell’UE tra le quali la crescita di occupazione sia per gli uomini che per le donne, la promozione della qualità del lavoro, lo sviluppo di capacità per rispondere ai bisogni del mercato e promuovere l’aggiornamento continuo lungo tutto il percorso di vita del lavoratore, migliorare la qualità e le prestazioni nel settore dell’istruzione e della formazione a tutti i livelli, aumentare la partecipazione all’istruzione terziaria o equivalente e infine promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà;

2- la relazione europea sull’occupazione: pubblicata della Commissione e adottata dal Consiglio dell’UE, prende in esame la situazione del lavoro in Europa, verifica l’attuazione degli orientamenti e stabilisceil quadro di valutazione dei principali indicatori occupazionali e sociali;

3- i programmi nazionali di riforma: vengono presentati dai governi nazionali e analizzati dalla Commissione in base agli obiettivi della Strategia;

4- le relazioni nazionali: vengono pubblicate dalla Commissione dopo aver valutato i programmi nazionali di riforma e comprendono raccomandazioni specifiche per ogni paese membro. Questo maggio la Commissione ha comunicato le linee guida per rafforzare e sostenere la ripresa attraverso una valutazione più approfondita dei piani di ogni Stato membro in merito alla solidità delle finanze pubbliche, le misure politiche per stimolare l’occupazione e la crescita come con i programmi nazionali di riforma e ha suggerito un maggior dialogo fra gli Stati membri e le parti interessate.

Considerando la situazione attuale sembra che sarà difficile raggiungere gli obiettivi previsti entro il 2020: nel 2012 è stato raggiunto un tasso di occupazione del 71,1% per gli uomini e del 50, 5% per le donne e si prevede di raggiungere un complessivo 71, 8% alla scadenza della Strategia. Per raggiungere l’obiettivo sarebbe infatti necessario occupare altre 16milioni di persone.

Sono inoltre carenti le sinergie tra politiche industriali, innovazione in ricerca e sviluppo e agenda digitale per superare il digital divide, e tra quest’ultima e la necessità di nuove competenze nei posti di lavoro, sinergie promosse come fondamentali come abbiamo visto secondo le misure recentemente suggerite dalla Commissione Europea.

Nell’incontro avvenuto a Bruxselles a Giugno 2014 erano stati forniti gli orientamenti guida per rilanciare la crescita, aumentare la competitività e creare posti di lavoro nel 2014/2015, ma si era previsto uno sviluppo fragile e disomogeneo e suggerito uno slancio delle riforme.

Gli elevati livelli di disoccupazione e la difficile situazione sociale miglioreranno lentamente e ci vorrà tempo per colmare l’enorme fabbisogno di investimenti. Si è previsto un calo del 10,4% del tasso di disoccupazione a livello UE entro il 2015 e in paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Francia sono state intraprese riforme per migliorare la resilienza del mercato del lavoro. Si è previsto inoltre un rilancio degli investimenti privati attraverso i prestiti bancari a favore delle piccole e medie imprese, finanziamenti che attualmente prevedono condizioni assai rigide per l’Italia e paesi come Grecia, Spagna, Lituania, Slovenia, Croazia e Cipro; sarà quindi necessaria una stabilizzazione del settore bancario e nel contempo una implementazione di forme di finanziamento alternative, come i sistemi di garanzia dei prestiti e le obbligazioni societarie.

Per quanto riguarda il debito pubblico, che nel 2014 ha visto un picco superando il 100% del PIL nel nostro Paese ma anche in Belgio, Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo, si rende necessario gestire il costo dell’invecchiamento demografico sopratutto in termini di pensioni e assistenza sanitaria, pur mantenendo una spesa favorevole alla crescita per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione.

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